“Batti batti le manine, che viene papà da Roma porterà i cioccolatini tutti Ermelinda li mangerà!”
Se socchiudo gli occhi posso immaginare lo sguardo di mia madre che, con voce mansueta, canta cercando di insegnarmi a battere le mani. Se invece penso ad una immagine nitida, seppure in bianco e nero, rivedo mia nonna sempre gioiosa e amorevole che, ogni sera d’estate, cantava per me, mio fratello e i miei due cugini, diverse canzoncine che conservo nel cuore.
“C’è un mazzolin di fiori, che vien dalla montagna e bada ben che non si bagna io lo voglio regalar…”
Ed ecco affiorare ricordi sempre più nitidi: gioco con il mio Ciupino del cuore (lo chiamo ancora così quel bellissimo gigante al quale rubavo la pastina con il formaggino che invece avrei dovuto fargli mangiare), e mi sembra di essere lì, nel giardino di casa a cantare: ”Giro, giro tondo, quanto è bello il mondo…”
E sorrido, perché penso a quanto sono cambiata, a quanto il modo di utilizzare le parole si sia fatto via via più fluido, a come il nostro lessico si sia arricchito negli anni. Sarà per quello che per far addormentare o sorridere Christian non faccio appello a vecchie filastrocche, canzoncine o ninne-nanne, perché amo inventare per lui narrazioni in rima piene di parole da accentuare, colme di ritmo e corredate da faccine che si fanno buffe se giochiamo, o modulazione di voce dolce se voglio farlo addormentare.
Volete un esempio? Beh, il pezzo forte fa così: “Christian della mamma è proprio un principino, questo mio bambino birichino monellino. Gioca con papone e fa il mattacchione…”
Insomma: filastrocche, ninne-nanne e poesie in rima per bambini da sempre vengono utilizzate per facilitare lo sviluppo del linguaggio e del ritmo, per allenare la memoria. La cosa più bella? Che le ricordiamo a distanza di anni, che i nostri figli le ricorderanno crescendo, perché aiutano davvero a sviluppare la memoria stimolando la fantasia. Esse sono uno strumento fondamentale per lo sviluppo cognitivo sin dai primi momenti di vita. Vengono recitati con un determinato ritmo, possono essere cantate, sono costituiti da testi brevi, parole ripetute più volte, da una sintassi semplice e spesso da suoni onomatopeici. Insomma: il ritmo, il suono familiare, l’intonazione e la memoria sviluppano la capacità cognitiva del bambino, lo abituano all’uso del linguaggio e lo aiutano a formulare prima le sue parole. I vari temi che affrontano, (animali, fiori, numeri, stagioni, ecc.), fanno sì che si trasformino in un gioco divertente ed educativo. Sappiamo bene, grazie a studi appositi, che nei primi sei mesi di vita si gettano le basi per le capacità relazionali del bambino che, non dobbiamo dimenticarlo, nasce con una sensibilità per i ritmi naturali e i linguaggi gestuali.
Cosa conta davvero?
- È importante il modo con cui si recita una filastrocca perché la comunicazione è fatta anche di gestualità (le faccine buffe, le dolci carezze e le coccole con cui si può accompagnare la recita, i movimenti lenti e veloci, l’utilizzo di giochini);
- Indispensabile la pausa tra una rima e l’altra, perché è quello il momento nel quale il bambino pensa, memorizza, inizia ad avere la percezione di sé in relazionarsi all’altro.
Quindi come si può creare una filastrocca o una canzoncina in rima capace di attirare l’attenzione del piccolo?
- La mamma (o chi recita la filastrocca) deve riuscire a dare la giusta intonazione per stabilire una relazione fatta di scambi di parole e gesti;
- Si deve personalizzare o inventare la filastrocca o la canzoncina su misura del bambino, inserendo il suo nome o quello del suo pupazzo preferito, piuttosto che oggetti di uso comune o di parti del corpo.
Insomma, il principio primo è stabilire sintonia con il piccolo, imparando a comprendere quali gesti o quali parole riescono a suscitare in lui un sorriso, quali tonalità lo rilassano, quali giochi e quali colori attirano maggiormente la sua attenzione.
Un suggerimento (poiché il bambino apprende osservando, mettendo a fuoco, memorizzando e poi riproducendo una volta trovata la sua motivazione), è quello di pronunciare lentamente le parole, accentuandone alcune più comuni in modo che il bambino osservi bene la loro articolazione.
Quindi possiamo utilizzare le rime per spiegare qualsiasi cosa?
Ovviamente si, bisogna solo cercare di mantenere vivo il principio della semplicità linguistica e della brevità (l’attenzione del bambino è limitata).
Esistono errori da evitare?
Ovviamente si: uno ricorrente è l’utilizzo del linguaggio infantile che trabocca di parole deformate o vezzeggiativi inventati: è consigliabile usare termini reali ma semplici, frasi brevi da ripetere più volte che garantiscano l’efficacia dell’apprendimento. A tal proposito è bene ricordare che la filastrocca e/o le canzoncine in rima, le ninne-nanne, aiutano a prevenire la dislessia proprio perché offrono i concetti di ritmo e di intonazione che sono poi alla base della lettura e della scrittura. Inoltre teniamo a mente che sono un modo semplice per divertirsi con i bambini di ogni età e per aiutarli a sviluppare capacità linguistiche e mnemoniche.
E oggi? Possiamo inventare una narrazione breve per spiegare questo momento atipico?
Proviamoci insieme:
C’era una volta un bel leoncino che correva birichino.
Lui giocava a più non posso con gli amici e il naso grosso.
Era un Leone assai felice, che abbracciava sempre l’ amica Alice.
Finché un giorno, una tempesta, costrinse l’intera foresta
ad indossare una mascherina per riparare dalla tosse birichina
E li costrinse a non andare più dai nonni a mangiare.
Ed eccolo il leone solo e triste a giocare con figure miste
E a sperar che la tempesta
smetta di spaventare tutta la foresta.
Una sera proccupati, i suoi genitori si sono avvicinati
E gli han spiegato col sorriso
Che presto tornerà il sole sul suo viso.
E il leoncino rincuorato ringrazia mamma e papà,
per avergli ricordato che la tempesta finirà
e tornerà ad apprezzar la libertà.
E tu? Come te la cavi con le rime?


