Perché devo leggere? A cosa mi serve leggere?
Quante volte i vostri figli vi hanno posto questa domanda? Quante volte l’avete posta voi stessi? Probabilmente tante. E cosa avete risposto? Cosa vi hanno risposto?
Qualcuno avrà risposto che leggere serve per essere bravi a scuola, altri che è indispensabile per vivere e comprendere la vita. Mia nonna mi diceva che serve per non sentirsi fuori dal mondo. E lo diceva lei che non sapeva farlo, lei che molte volte per spingermi ad amare la lettura, fingeva di esserne capace nonostante “leggesse” una rivista al contrario. Io la osservavo. Me ne accorgevo. Sorridevo. Ma apprezzavo. E sapevo che imparare a leggere serviva a dare un senso a quello straordinario gesto d’amore.
Presto sarò chiamata da mamma a dare una risposta. Cosa penso di rispondere?
Semplicemente che leggere è un viaggio durante il quale non sei costretto a percorrere un’unica strada, perché ti permette di attraversare strade senza la necessità di sostare ai semafori spenti, ti permette di raggiungere poli diametralmente opposti, ma ugualmente traboccanti di emozione. Ti permette di abitare tanti posti senza la necessità di fermarsi in nessuno, senza la reale necessità di consumare suolette di legno. Leggere è correre tra le pagine argute che consumano carne vomitando parole, è un modo di bagnarsi d’emozioni, con la consapevolezza che non farà davvero male al cuore. È un modo per imparare a ridere e a sognare.
Leggere è capacità di creare legami, o di lasciarsi legare dal dio della conoscenza?
Probabilmente entrambi. Sicuramente in nessuno dei due casi si verrà fuori da un libro con le ossa rotte. Da genitore so che leggere è uno strumento che possiamo regalare ai nostri figli per interpretare il mondo, che possiamo regalare a noi stessi per scartavetrare paure, aprire porte murate, catturare i fantasmi del passato.
La prossima domanda è: come si avvicina un bambino alla lettura?
Nutrendoli di parole sin da piccoli, mi verrebbe di rispondere. Ma questa non è poesia, è vita (se pur alla base della vita c’è il nutrimento) e la vita richiede solo semplici accorgimenti, talmente semplici che finiamo per darli per scontati tralasciandoli e perdendo l’opportunità di centrare l’obiettivo.
- Leggere ad alta voce è il modo più efficace per suscitare l’interesse di un bambino verso i libri, verso le storie. Perché? Perché solo sviluppando in lui il piacere che deriva dal divertimento di ascoltare si potrà trasmettergli la volontà di stringere da soli un libro tra le mani.
- È fondamentale la disponibilità di libri in casa, libri da toccare, lanciare, talvolta forse strappare, per poi sottolineare e divorare.
- Avere l’esempio di genitori che leggono, genitori che sono abituati a raccontare, discutere, scambiare idee e consigli (l’ascolto passivo a differenza del fumo non nuoce, stimola). Il libro deve diventare uno strumento magico che, attraverso le sue pagine, crea la relazione con l’adulto che lo propone. È nella relazione che si trova l’amore. E nell’amore si trova la fiducia. E nei libri quella relazione si intensifica, perché si impara a conoscere persone, se ne amano alcune e se ne temono altre. Insomma, bisogna contribuire a creare un mondo fatto di emozioni che non vanno represse, ma vissute. Dal punto di vista emotivo, leggere una favola o una filastrocca ad un bambino gli consente di esplorare emozioni intime in compagnia degli adulti che possono rassicurarlo, fornirgli spiegazioni. Il vero segreto di questa relazione? Il saper leggere non “al” bambino ma “con” il bambino. Perché condividere vuol dire amare. E amare vuol dire condividere.
E ricordiamo che sul piano linguistico, la lettura stimola lo sviluppo del linguaggio, arricchisce il vocabolario, mentre dal punto di vista sociale, è dimostrato che i bambini abituati alla lettura operata dalla famiglia in età prescolare, presentano migliore inserimento sociale, capacità di risoluzione dei problemi.
E poi, voi conoscete un modo più semplice e piacevole per trasmettere valori, messaggi etici e tradizioni? E non importa che tipo di lettura si prediliga, perché il gusto è inopinabile.
E noi adulti cosa ci guadagniamo dalla lettura?
Sicuramente la risposta è soggettiva, io leggendo ho imparato che spesso si sta bene solo dove non siamo. Ho appreso che si può respirare il fetore di un cuore e leccare le ferite di un altro. Ho imparato a penetrare ogni respiro che emetto. Ho assorbito l’importanza di quella cantilena di parole sbattute ogni giorno sul disadorno marciapiede della vita. Ho acquisito la facoltà di leggere dietro uno sguardo privo d’indicazioni. Ho imparato ad accettare. A comprendere che dietro ogni diversità si nasconde una qualità. Spesso ho rincorso la verità tra le righe. Spesso ho atteso all’ombra di un sole che ghiaccia. E sempre mi sono abbandonata alla sbornia d’emozione. Ho cercato nel buio le ombre e solo allora ho cominciato a dire perché finalmente, grazie ai libri, avevo imparato a pensare oltre ogni regola, vomitando parole e colori che morivano ad ogni punto, ma che di sicuro hanno lasciato impronta. E probabilmente è leggendo che ho imparato, forse, a scrivere.
E voi?


