Quante volte abbiamo ascoltato l’affascinante frase “un bambino che legge sarà un adulto che pensa”?
E cosa può diventare, invece, un adulto che pensa (bene) di leggere un buon libro al suo bambino? Sicuramente un genitore che sa ascoltare un bisogno, non esclusivamente del piccolo, ma anche un bisogno personale. Già, perché oramai tutti sappiamo bene che leggere favorisce diversi fattori:
- accresce il vocabolario personale e le abilità linguistiche. Leggere ad alta voce consente di fare esperienza del testo scritto, molto più corretto, complesso e articolato rispetto al parlato;
- permette di sviluppare attenzione e concentrazione. Le letture proposte (con gradualità) creano l’attitudine all’ascolto, dunque sviluppano attenzione e concentrazione, migliorano le capacità creative e alimentano la fantasia;
- consente di acquisire regole sociali e valori morali, perché è attraverso la lettura che il bambino può affrontare situazioni complicate della vita di tutti i giorni, apprendendone regole e valori.
Ma quanti di noi hanno ben compreso che leggere costruisce e consolida relazioni?
Già, perché quando leggiamo ai nostri figli consolidiamo il legame con loro: attraverso la condivisione di uno spazio, ci regaliamo un momento di serenità nel quale ci armonizziamo e sintonizziamo emotivamente.
Quanti di noi hanno realizzato che leggere ai bambini permette loro (e anche a noi che leggendo rinfreschiamo morali e semplicizziamo concetti) di riconoscere e gestire emozioni che spesso confondono?
Se Christian è monello, Christian non lo riconosce o comunque non lo accetta, al massimo enfatizza l’azione considerandola capace di generare una reazione. Ma se ad essere monello è un cucciolo di leone o il principe di un regno lontano, se a dare un morso è un cagnolino birichino, Christian non solo lo comprende, ma ne riconosce l’errore annoverando le conseguenze di quelle male azioni. Se a fare i capricci è il riccio pasticcione, i nostri figli saranno più inclini a memorizzare i comportamenti errati e tutto quel che ne consegue. Perché quel che accade agli altri, anche se non ci tocca (o proprio perché non ci riguarda), insegna e sprona. È questo il fascino dello specchio narrativo che riflette e fa riflettere.
Quanti di noi hanno afferrato che leggere ad alta voce al proprio bambino aumenta l’autostima?
Già, quando un adulto legge dedicando del tempo (e in seguito negli anni ascolta leggere), il bambino impara ad avere fiducia nell’adulto, comincia a sentirsi parte di un tempo che spesso sfugge, comincia a memorizzare che esiste il tempo del “Noi”, unico luogo deputato nel quale chiamate e appuntamenti di lavoro si annientano e nel quale nessuno può entrare, se non autorizzato dall’emozione. E quando poi è lui a leggere, la nostra attenzione, il nostro sorridente assenso, contribuisce a costruire la fiducia in se stesso.
Per i bambini non è una questione di amare o meno i libri, è una questione di relazione. E quello dovrebbe rappresentare per ogni genitore: quando io leggo per Christian o per altri bambini ai quali dedico corsi di lettura ad alta voce, divento una bambina anche io e la cosa che più amo è ritrovare nei suoi occhi/nei loro occhi, la stessa emozione che sento crescere in me davanti a quei libri, attraversando quelle pagine magiche. Nello specifico tra me e Christian (o tra me e i ragazzi del corso), si crea empatia e complicità e prenderlo/i per mano e condurlo/i in questi viaggi della fantasia mi riempie di gioia ed energia.
Ovviamente vi sono alcune piccole regole da considerare: spesso mi chiedono in quale luogo posso leggere al mio bambino? In qualsiasi, purché non sia un contesto troppo caotico e che comporta distrazioni che esercitano un eccessivo fascino sui bambini.
Alla domanda quali libri preferisci leggere ad alta voce e perché, rispondo: I libri che mi piacciono. Riesco a leggere bene solo quelli, perché io leggo al mio bambino la mia emozione e se la mia emozione non c’è, la mia lettura non è credibile.
A Christian propongo libri nei quali la bellezza della parola va di pari passo con quella delle immagini. Christian ama curiosare e vuole sempre associare una immagine ad un racconto. E faccio attenzione che questo non venga trascurato. Vi faccio un esempio: Christian visionava sempre una canzoncina in tv, guardava le immagini e si creava da solo una storia che, emotivamente, gli generava il pianto. Eppure voleva guardarla ancora e ancora. Poi la cara Gresia Baccaro, psicologa, mi ha invitata a spiegare a Christian la storia prima dello scorrere delle immagini. E magia: ha compreso che bisognava sorridere e non piangere. Ha compreso il senso oltre ogni immagine.
È chiaro che durante i laboratori di scrittura, ai più grandi, propongo spesso le fiabe e il loro mondo incantato intriso di esperienze e insegnamenti o con grandi autori italiani come Rodari e Denti. Amo iniziare e concludere gli incontri con filastrocche capaci di provocare il riso dei bambini, e questo è quanto di più bello io possa sperare di generare.
Come leggere?
Beh, è importante rendere i piccoli protagonisti attivi: ogni volta che leggo a Christian favole chiedo a lui di imitarne il verso o indicarmi il personaggio, la forma o il colore. Con i grandi si finisce per dar loro dei compiti. Ovviamente il successo d’ascolto lo raggiungo quando vario la voce, creando varietà, ritmo e generando meraviglia e sorriso. Ma se vi vergognate a risvegliare il fanciullino che è in voi, potete semplicemente accentuare alcune parole o alcuni concetti, enfatizzandoli.
E sapete qual è l’elemento fondamentale? Lasciare sempre i libri a disposizione dei vostri bambini. Io ho una libreria enorme, ma i libri per Christian li ho posizionati a misura di Christian oltre a dividerli tra sala e cameretta. Perché il messaggio è che il libro è alla portata di tutti, è facilmente utilizzabile e soprattutto che non va preservato ma consumato da mani curiose. L’accessibilità genera opportunità. La curiosità genera conoscenza.


