Il potere delle fiabe

Il potere delle fiabe

Vi siete mai chiesti quale sia il potere che si nasconde dietro una fiaba?

C’era una volta un gatto furbo, una piccola principessa addormentata. C’era una spada nella roccia, una mela avvelenata e un paese delle meraviglie. C’erano le fiabe, ricche di magia, di peripezie che ci strappavano un sorriso anche se a scuola ci eravamo beccati un pessimo voto. Le ascoltavamo incuriositi e talvolta timorosi quando eravamo bambini. Ci facevano sorridere mentre sostavamo all’ombra dai problemi, protetti da un sorriso materno pronto ad indicarci la retta via e un abbraccio paterno, utile a ricordarci che eravamo al sicuro. Le fiabe erano lì, mentre resistevamo al sonno pur di sapere come sarebbe andata finire per pollicino o per i golosi fratelli Hansel e Gretel. Ma ci siamo mai chiesti quale fosse il potere reale delle fiabe?

Certo nascono per intrattenere, ma anche per insegnare, spesso per rispondere ad una necessità più che a una curiosità. Ma in che modo? Dovremmo partire chiedendoci: qual è la pozione magica che dona serenità? E a questo punto dovremmo partire dal tanto amato “C’era una volta”, una formula introduttiva dolce che ci lascia prendere le distanze, che ci mette al sicuro dalla fobia del lupo cattivo, che ci tiene lontani dalla maculata Crudelia De Mon o dall’ira di Malefica; che ci fa sorridere o tifare senza il timore di essere travolti dai sortilegi. E cosa ci insegnano? A sognare? Beh, ci ricordano che non ci sono solo matrigne e sorellastre, ma anche grilli parlanti e fate madrine pronte a porgerci la mano, pronte a colorare ogni carie del nostro cuore attraverso la fiducia e la collaborazione.

Ci impartiscono una morale non sempre esplicita grazie alla loro doppia struttura superficiale e profonda: la metafora cattura l’attenzione e stimola l’immaginazione. Facciamo qualche esempio.

  1. Cappuccetto Rosso: ad un primo livello racconta che c’è un lupo cattivo che fa del male ai bambini che non danno ascolto alle raccomandazioni materne. A un livello “nascosto” allude ad una violenza (il letto della nonna-lupo). Parlare di violenza a bambini di quattro, cinque o sei anni non è facile, si rischia di renderli diffidenti nei confronti di tutti gli adulti. É importante però metterli in guardia dagli uomini-lupo.  Insomma, questa favola traghetta il bambino dalla convinzione ingenua del “mi fido di tutti” alla visione più matura del “non tutti sono affidabili”.
  2. Pinocchio fa riflettere sul concetto di generosità, perché l’amore di un uomo semplice riesce a trasformare un pezzo di legno in un meraviglioso bambino.
  3.  Il brutto anatroccolo, oggetto di scherno perché diverso dagli altri, scappa e vaga per giorni, fino a quando vede la sua nuova immagine riflessa e scopre che, a volte, quello che viene disprezzato può rivelare il suo valore.
  4. Con Cenerentola si comprende che la semplicità è vero sintomo di ricchezza perché va a braccetto con la bontà. La fata rappresenta la speranza che bisogna avere. L’attesa diventa fiducia nel domani.

Matrigne e streghe sono altre creature delle favole che consentono di esplorare la complessità dei rapporti affettivi. Grazie al visibile che si fa personaggio e l’invisibile che si fa magia, le fiabe riescono a musicare le paure, a sciogliere ogni congelamento dei sensi, inariditi da esperienze non sempre semplici da gestire. Attraverso l’immaginazione che accarezza l’intelligenza fino a toccare il cuore, si può prendere le distanze da una realtà che spaventa, si può trovare rifugio mentre i cocci delle nostre vite si frantumano su di un pavimento sporco.  Ascoltando una fiaba chiunque viene messo nelle condizioni di assorbire ciò che gli serve in un determinato momento, lasciandosi scivolare addosso ciò di cui non ha bisogno o per cui, spesso, non è ancora pronto.

E poi il tanto atteso “E vissero felici e contenti”, che non rappresenta l’illusione di un lieto fine, ma la convinzione che la luna risplende anche dietro alle nuvole, ci insegna che sull’asfalto possono nascere fiori, ricordandoci che i giganti possono essere sconfitti. Perché ogni bambino, ma anche ogni adulto, ha il diritto di guardare al futuro con fiducia e ottimismo, per questo è giusto donare la speranza attraverso un lieto fine, unito alla consapevolezza che perfino le prove più dure si possono superare.

‌Se tutto questo è vero, se davvero una fiaba può lenire i giorni smussando le paure, quale potrebbe essere la trama giusta per assopire la paura di questi giorni cupi? Quale morale potrebbe ridurre l’ansia di chi non sa come arrivare a fine mese? E per cancellare la paura di essere infetti o di poter perdere una persona cara senza poterla nemmeno salutare? In momenti particolarmente difficile, gli adulti faticano a trovare le parole giuste per confortare i più piccoli, ma una storia raccontata (e/o ascoltata) stretti stretti in un abbraccio, può davvero scaldare più di mille discorsi. Magari ognuno può inventare ad hoc la propria fiaba raccontando di un virus minuscolo e birbante che, mosso dalla voglia di conquistare il mondo, se ne va in giro a spaventare.  Abbiamo già eroi reali senza mantello, ma in camice bianco. Abbiamo la morale sulla qualità del tempo, o sul cambio di prospettiva, abbiamo la convinzione che più che una vita ideale tutti scopriamo l’importanza di una vita normale, ammettendo che quello che vogliamo, di solito, non è quello di cui abbiamo bisogno. In fondo vale la pena somministrare una fiaba, medicina priva di controindicazioni, vaccino contro ogni perdita di speranza. Non solo l’adulto potrà così approfittare per comunicare qualcosa al bambino, ma anche il bambino potrà confidare all’adulto qualcosa che, magari, non ha il coraggio di ammettere né agli altri, né a sé stesso.

E nella peggiore delle ipotesi avremo condiviso uno spazio, dedicandoci un tempo che profuma di noi, che profuma di casa e amore. Perché quello che non dobbiamo dimenticare mai è che un bruco che diventa una splendida farfalla non è fantasia, ma dimostrazione che in natura la vita non finisce, ma si trasforma.

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