E tu, che animale sei?

E tu, che animale sei?

Ieri ho pubblicato alcune Favole di Esopo (padre delle favole per eccellenza), perché sembrano non subire il tempo o il cambio generazionale, restano attuali ed efficaci. Scopo principale? Trasmettere un insegnamento morale facile da comprendere anche per i più piccoli, grazie all’utilizzo di personaggi che ogni lettore ama: gli animali. Insomma, le favole descrivono e condannano le varietà comuni di comportamenti scorretti, come l’avidità, l’ipocrisia, la vanità e l’inganno. Secondo antiche fonti, gli animali sono indispensabili a determinare finzione e leggerezza delle storie narrate attraverso una formula breve, luoghi reali e insegnamenti che diventano quasi proverbiali. L’animale umanizzato consente di esprimere il proprio pensiero morale senza annoiare o insultare un destinatario preciso. Pensate a cosa accade se date dell’asino a qualcuno. Catastrofe! Questi comincia a sbraitarvi contro accusandovi di essere insensibili e/o maleducati. Ma attraverso una favola potete risultare efficaci anche criticando e consigliando, senza correre il rischio di offendere nessuno. E come si dice? Ah già, “a buon intenditor poche parole” e chi deve coglie colga. E chi non coglie si ovatta le orecchie. Perché fa parte della natura umana il non voler ascoltare, il non volersi identificare. Perché spesso si ha paura di sapere il modo in cui gli altri ci vedono. O si ha, forse, paura di ammettere cosa pensiamo di noi stessi? Ma oggi, qual è la grande bellezza che dovremmo riconoscere nelle favole? Probabilmente la consapevolezza di quanto dovremmo imparare dagli animali. Quante volte ci comportiamo come animali (nel senso più negativo del termine)? Probabilmente tante, ma possiamo rimediare perché possiamo fare appello alla ragione. Ed ecco che gli animali ci servono come allegorie per veicolare un concetto. In fondo ricordate il dilemma dell’uomo animale o dell’animale uomo, vero? Per la scienza l’uomo rientra nel regno animale in quanto il suo corpo è simile agli animali, ma con alcune differenze importanti come la razionalità. Dunque, l’uomo è animale (genere-regno) razionale (differenza-specifica). O almeno questo è quello che ci piace credere. Ma non voglio scrivere di filosofia antropologica. Quello che voglio fare è mettere ognuno nelle condizioni di analizzarsi e interrogarsi attraverso la lettura, l’analisi e l’ascolto. Quale animale siete quando lavorate? Quando vi rapportate agli altri? Probabilmente noi uomini siamo mutevoli, camaleontici, in quanto tendiamo a modificare alcuni nostri aspetti in base alle circostanze e alle persone che abbiamo intorno, proprio come un camaleonte che, sfruttando il cambiamento cromatico della sua pelle, è in grado di mimetizzarsi con l’ambiente circostante. Che animale pensavamo di essere ieri? Probabilmente furbissime volpi alla ricerca di un posto ideale nel mondo. O magari leoni, coraggiosi perché coperti dal branco (o da una tastiera) e per questo crudeli. Ed oggi? Oggi che ci hanno rinchiuso in casa? Oggi che viviamo circolando a capo chino, diffidenti e paurosi? E che animale abbiamo capito di voler diventare domani? Si, domani, quando torneremo a ricoprire un posto in questo mondo che è il nostro mondo? Quando torneremo a dare la giusta valenza a quel lavoro che sempre abbiamo criticato, quando torneremo ad abbracciare i nostri genitori che fino a ieri ci sembravano invadenti e petulanti, quando torneremo a baciare i nostri fidanzati e le nostre fidanzate che, forse, abbiamo dato per scontato? E allora, mentre ci pensate un po’ io vi allego una lista di animali che nelle favole hanno fatto la storia, le storie. Quelle favole che ci hanno visto crescere, che ci hanno visto passare dal tifare per la tartaruga al comportarci come la lepre, che ci hanno sentito tifare per la formica, ma ci hanno visto operare come cicale. Eppure, abbiamo sempre pensato di saperne più degli animali, sarà per quello che abbiamo sempre provveduto ad addestrarli? In realtà, ne sappiamo molto meno, perché loro sanno quello che gli serve per vivere mentre noi, talvolta, ignoriamo quello che ci serve per sopravvivere.

Perché, come diceva Voltaire: “È solo per un eccesso di vanità ridicola che gli uomini si attribuiscono un’anima di specie diversa da quella degli animali.”

La volpe: animale astuto, ma non infallibile, agile e furba. E le favole ci insegnano che quando non riesce in qualcosa non dà la colpa a sé stessa, ma alla situazione, agli altri.

La cicala: animale poco laborioso che vive crogiolandosi.

La formica: infaticabile trascorre tutte le sue giornate a trasportare cibo. Laboriosa e collaborativa.

La lepre: superba, inganna attraverso la sua eleganza.

La tartaruga: rappresenta bene chi sembra (o è realmente) in una condizione di svantaggio, ma che lotta e vince grazie al coraggio di mettersi in gioco; è un animale che affronta la vita puntando sulle qualità che possiede: pazienza e saggezza.

L’uccello: è come l’uomo non previdente, che per stupidità si fa divorare dagli altri esseri animali.

Il coniglio: animale che si lascia spaventare da qualsiasi cosa.

La scimmia: dotata di una memoria straordinaria, un grande spirito di imitazione e di una mentalità aperta, tendenzialmente libera e indipendente, ma molto irrequieta.

Il gufo: rappresenta da sempre l’anziano, il saggio e previdente.

Il gatto: utilizzato più che altro nelle favole moderne, rappresenta l’animale furbo, ma prepotente.

Il cane: da sempre simbolo di fedeltà e lealtà, animale pronto ad aiutare l’altro.

Il leone: regale, potente e coraggioso, ma anche avido e crudele.

L’aquila: quasi mai protagonista, ma reale ed orgogliosa.

L’asino: simbolo di stupidità e mancata intelligenza.

Il topo: animale innocente, curioso e rapido.

E tu, che animale sei?

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2 commenti

Lettura come sempre piacevole. Interessante, e non semplice, l’accostamento del tema generale al difficile momento che stiamo attraversando. Non ne sbagli una… Continua a scriverci e raccontarci le tue storie e andrà tutto bene.

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