Vi siete mai chiesti perché nella letteratura che tratta il tema dell’infanzia molti personaggi sono fanciulli orfani in balìa di crudeli matrigne? Così nel mondo delle fiabe, che hanno origine nella notte dei tempi, le madri, quasi sempre defunte, sono spesso rimpiazzate da figure diaboliche. Se pensiamo alle fiabe Disney, ad esempio, ci viene semplice pensare ad una mamma? Biancaneve abita con Grimilde, la perfida matrigna; Dumbo viene separato dalla mamma alla nascita; la madre di Bambi viene uccisa dai bracconieri; Mowgli, viene adottato da un branco di lupi. Nemmeno Peter Pan, Tarzan e i nipotini di Paperino hanno i genitori. Perché non leggiamo mai “C’era una volta una mamma”? Le fiabe non hanno mai come protagonista una mamma, probabilmente perché la figura materna funge esclusivamente da guida? La figura materna resta funzionale alla morale? O semplicemente, nelle fiabe come nella vita, la mamma c’è, ma se ne sta discreta all’ombra di un sorriso mansueto o, talvolta, di una scelta amara? Spesso sono coraggiose e vive, spesso si sacrificano, eppure noi le percepiamo a malapena. Eppure le fiabe raccontano molto bene determinati aspetti del rapporto madre figlia e ci aiutano a focalizzarne altri.
Partiamo analizzando che spesso, più che alla mamma, si dà valenza alla matrigna. Perché? Semplicemente perché la matrigna è l’incarnazione degli aspetti “cattivi”, rappresenta il rifiuto, la prova da superare, lo sconforto emotivo che accentua la solitudine, l’incapacità di amare. Ma a cosa servono? Sicuramente a ricordare ai figli che nemmeno una mamma è eterna o, più semplicemente, che non sempre una mamma può realizzare i desideri di un figlio, non sempre può essere presente e totalmente disponibile.
Ma noi odiamo la matrigna, non è vero? Già, perché nelle fiabe i personaggi sono polarizzati e noi li amiamo così: I cattivi sono sempre cattivi e i buoni sono sempre buoni. Ma sappiamo bene che la realtà non è nera o bianca, è fatta di sfumature.
Ed oggi, che è la festa della mamma, io volevo ricordare che le mamme sono creature alate, capaci di celarsi silenziose. Capaci di vegliare nascoste. Capaci di guidare abbattendo qualunque distanza. Per questo voglio analizzare con voi alcune mamme note di celebri fiabe Disney, per comprenderne gli aspetti fondamentali, le morali nascoste. Vediamole insieme.
Ci sono mamme che incarnano alla perfezione il loro essere materne oltre ogni cosa:
- Iduna: la mamma di Elsa e Anna (Frozen), una mamma che riesce a scaldare il cuore delle proprie figlie anche se è morta. Il cui ricordo riporta sempre sulla strada del bene. Ricorderete il “Sai cosa è permanente? L’amore”. Già, perché l’ amore che non conosce distacco e un insegnamento materno è per sempre scalfito nel cuore.
- Mrs Bric: la mamma del dolcissimo Chicco. Per intenderci mamma teiera della Bella e la Bestia. Una mamma che, nonostante il maleficio, nonostante l’incantesimo, resta umanamente protettiva, perché sa che non conta la forma, ma la sostanza. Per questo: ”Ti riporta via, come la marea, la felicità”.
- Sarabi: la mamma leonessa di Simba. Coraggiosa, protettiva, ma soprattutto fiduciosa. Altrimenti che senso avrebbe l’ “Hakuna Matata”?
- Peggy: la coraggiosa mamma della carica dei 101, che con determinazione segue la pista dei rapitori dei suoi cuccioli assoldati da Crudelia De Mon. Già quella “Crudelia De Mon che farebbe paura persino a un leon!”
Poi, ci sono mamme capaci di accettare il proprio figlio nonostante le differenze:
- La signora Jumbo: la mamma di Dumbo, che ama e protegge il cucciolo dalle grosse orecchie. Una delle scene più belle? Quando il piccolo si raggomitola nella proboscide e si lascia cullare. È in quell’abbraccio che si sente ugualmente amato. Ugualmente protetto. Eh già: “No non piangere tesor, non piangere, perché il mio cuore amor ti darà felicità, felicità e tanto amor.”
- Regina Elinor, mamma della piccola Ribelle. Una donna che inizialmente si aspetta che la figlia segua il suo essere donna educata ed addomesticata, ma che una volta trasformata in orso impara ad accettare le diversità di una figlia coraggiosa e avventata. Una madre che comprende che “una principessa Può posare le sue armi sul tavolo”.
Ci sono anche mamme che, per il bene dei propri figli, nonostante siano vive rinunciano agli stessi, ricordando che se ami talvolta devi lasciare andare:
- Jacabel, la mamma di Mosè, il Principe d’Egitto. Una donna che per salvare la vita del proprio bambino appena nato, lo abbandona nelle acque del Nilo pur di salvargli la vita. Perché l’amore a volte è privazione. Perché ogni mamma sa che i figli prima o poi dovranno andare. Perché “a volte per un bene superiore, dei sacrifici vanno affrontati.”
- Baghera la pantera, pur non essendo la madre naturale di Mowgli, lo cresce come se fosse suo figlio insegnandogli il mestiere della sopravvivenza. Ma ad un certo punto della sua vita lo convince a tornare fra gli umani, perché sa che “Ognuno deve stare con quelli fatti come lui”.
Inizialmente ho rimarcato che spesso nelle fiabe la madre muore, questo dà il via al percorso di crescita della protagonista. E con Baghera abbiamo toccato un tema importante già sfiorato con la figura della matrigna: la figura di una mamma adottiva, di una guida sostitutiva. Perché sappiamo bene che per essere madri non basta dare alla luce un figlio, bisogna accudirlo, amarlo, guidarlo:
- Nonna Salice: neanche Pocahontas ha una mamma e anche se un salice non è umano, è una figura saggia, amorevole e affettuosa. Perché quello che conta è amare ed essere amati. Perché sa che le fiammelle dell’amore “sono piccole all’inizio, poi s’ingrandiscono…ma qualcuno deve dare il via!”
- La fata Turchina, che cerca di guidare Pinocchio verso una retta via che lo renderà umano, perché sa che “bisogna inseguire ciò che si ama o si amerà quello che si trova.”
Insomma, la figura della mamma è funzionale alla crescita e questo ce lo insegnano anche le fiabe.
Per alcuni la mamma sostituisce Dio. Per altri è semplicemente una trapunta che scalda senza soffocare. Sapete cosa rappresenta per me? La forza. Il coraggio. L’amore oltre misura. La resilienza. Che tipo di madre spero di diventare? Una che insegna a ridere di gusto e a pregare nonostante tutto. Che tipo di mamma Disney? Beh, spero di essere capace di amare come Jacabel: spero di saper tenere per mano Christian, senza stringergliela mai. Mantenendo chiara l’idea che, prima o poi, quella mano dovrò lasciarla andare. E voi? Che tipo di mamme siete? Come vorreste essere?
Nel frattempo, Buona festa della Mamma!



Stupenda questa tua analisi😍😍😍grazie di cuore,domani la proporrò ai miei alunni.
Onorata di essere stata d’ispirazione. Di sicuro sarai riuscita ad arricchire ulteriormente l’analisi. 🙂