Giochiamo con le parole?

Giochiamo con le parole?

“Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carte e il galleggiante del pescatore… non diversamente una parola, gettata a caso, produce onde di superficie e profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere…”

Gianni Rodari (Grammatica della fantasia)

La parola immaginazione, deriva del termine eikasia e fa riferimento alla capacità di pensare, indipendentemente dall’ elaborazione logica. Già, perché basta pensare senza ragionare, senza la necessità di dimostrare chiarezza. Noi uomini disponiamo di uno strumento straordinario, il Linguaggio, ma non sempre siamo consapevoli delle cose meravigliose che possiamo fare utilizzandolo in modo attento preciso e consapevole e quasi mai consideriamo quanto potremmo produrre, utilizzandolo in modo inconsapevole. Avete mai fatto caso a quanto sia facile giocare con le parole? Avete mai constatato quanto sia liberatorio vomitare parole? E fantasticare con esse? Per qualcuno l’immaginazione è una questione d’esperienza, di pratica, ma chi di voi non ne subisce il fascino?  Le parole travolgono, feriscono, proteggono, offendono. Alcune scusano, altre colpiscono forte in faccia, altre ancora scuotono, distruggendo castelli di sabbia travestiti da muraglia cinese. Le parole ci fanno innamorare. Le parole ci permettono di fantasticare disegnando, nominando. Perché cosa differenzia la potenza delle parole dalla potenza delle arti figurative, se non la capacità di dare un nome alle cose, di aggiustare il tiro quando è sbagliato, di calcare la mano se l’avversario non è abbastanza offeso? Perché spesso non nominare, non dare il giusto nome alle cose equivale a non ammettere. Equivale a quel “magari ho dedotto troppo velocemente”, “magari è ambiguo”, “magari mi ama lo stesso”.  Ma le parole non sono azioni, potrebbero aggiungere qualcun altro. Vero, ma quante volte una semplice parola ha corretto un’azione complessa, malamente elaborata? Una parola non ha mai cambiato un evento della vostra vita? A me sì! Ecco perché amo le parole: perché creano, ci modellano, spesso diventiamo quello che diciamo, solo che non ce ne accorgiamo. Ma quante volte diciamo quello che siamo? Forse mai, ma questa affermazione mi serve per dimostrare come le parole piegano e spiegano.  E quanto è grave un errore? Forse tanto, o forse niente. Già, perché anche le parole sbagliate servono a creare qualcosa, a modificare un significato. Come ci ha svelato Rodari, nel suo libro degli errori, la scarpina di Cenerentola che sarebbe dovuta essere di vaire, cioè di pelliccia, per un errore di trascrizione è diventata di verre, ossia una fantastica scarpina di vetro.

Proviamo a vedere cosa accade alla nostra vita se durante un discorso sbagliamo parola. Se la nostra affermazione fosse ‹‹Voglio supportarti!›› La risposta sarebbe ‹‹Grazie! Ne ho bisogno.›› Ma se per errore dicessimo ‹‹Vorrei sopportarti!›› La risposta sarebbe ‹‹Ah, finalmente ammetti che non mi sopporti!›› Con conseguente paturnia mentale e paranoia logorroica.

Ancora? ‹‹È un onore ballare con te!›› Risposta: ‹‹Sei meraviglioso!›› Ma se per errore dicessimo: ‹‹È un onere ballare con te!›› Cosa accadrebbe?  Io non oso pensarci.

Non trovate, dunque, che giocare con le parole sia cosa assai semplice? E poi, dobbiamo ammettere che è reale dire “sbagliando s’impara” e, soprattutto, sbagliando si può sviluppare la fantasia. Quante parole si possono inventare partendo da una parola semplice? Tante. Quanto si può giocare con le parole? Tanto.

Quanti di voi hanno provato a scrivere una frase poetica partendo dal proprio nome? Come? Semplicemente scrivendo una parola per ogni lettera del nome. In gergo si chiama acrostico.

Facciamo un esempio:

ERMELINDA

Elegante

Remava

Mentre

Esterrefatta

Lei

Immaginava

Nuovamente

Di

Amare

Ovviamente il gioco lo si può complicare creando un componimento articolato la cui lettera di ogni capoverso porta alla creazione del nome.

Esempio:

Elegantemente si accingeva a cercare le parole mentre

Rumorosamente cercava di placare il cuore,

Mentre lui se ne stava riverso

E silenzioso ad attendere il tempo della resa.

Luminosa la luna cercava di scoprire ogni neo che

Inorridivaquell’animo etereo.

Nessun coraggio riempì le bocche.

Desolata la donna, decise di tacere.

Amareggiato l’uomo si abbandonò ad un nuovo giorno gemello.

Piaciuto?

Altro gioco: Anagrammare, in altre parole rimescolare le lettere di una parola.

Esempio:

Calendario = Locandiera

Roma= Amor

Ermelinda= Madrilene (abitante di Madrid)

Altro gioco? Il Tautogramma, un componimento le cui parole cominciano con la stessa lettera.

Esempio: lettera P

Pinuccio preparava pane per Pina, piadina per Paolo, pasticcini per Pamela.

Insomma, giocare con le parole è semplice e divertente, stimola la fantasia e mantiene attivo il cervello.

Nessuno sa bene quali siano i meccanismi che regolano la creatività, la fantasia e l’immaginazione, ma nessuno può negare che i bambini sono i più bravi nel dare alla luce parole fantastiche. Perché stimolarli? Perché la fantasia fa parte di noi come la ragione, ed esplorarla è un modo per guardare dentro noi stessi. Da sette anni ho preso a sperimentare come la fantasia e le parole riescono a giovare anche soggetti anziani affetti da patologie. Durante i miei corsi di scrittura creativa per malati di Alzheimer ho potuto constatare come lo stimolo linguistico fantastico conduca molti pazienti a liberare pensieri bizzarri, uscendo dal loro “luogo sicuro”, ma senza correre il rischio di farli sentire “difettati”, giudicati. Gli esercizi che più amano?

  1. Mostra il disegno e narra (faccio fare loro un disegno e ne assegno a caso uno per, chiedendo di descrivere la storia dietro il disegno);
  2. Ascolta i sensi (chiedo loro di dirmi cosa pensa il loro naso mentre odora o la loro lingua mentre assaggia, ecc.):
  3. Indosso un abito di piume e… (scrivono o raccontano quello che farebbero se indossassero le piume) e questo è uno degli esercizi che più preferisco, perché con questo in punta di piedi riesco ad entrare nel loro mondo interiore.

Perché le parole possono davvero liberare. Ed io l’ho imparato insieme a loro. Questo perché alcune parole sono in grado di connetterci con la nostra parte profonda e quella superficiale. Entrambe complementari ed entrambe sempre troppo tenute a bada. E cosa accade nella nostra mente? Per dare significato alle parole la nostra mente, passa in rassegna tutti i significati possibili che quella parola evoca, ed è strettamente dipendente dalle singole esperienze vissute. Per questo gli effetti che le parole hanno su qualcuno sono diverse da quelle che hanno su qualcun altro. Sarà per questo che tutte le parole che noi utilizziamo per descrivere la nostra vita diventano la nostra vita. E allora cosa aspettate: giocate con le parole, pesatele e inventatele per colorare i giorni, scaldatele per lenire le carie dell’animo e addolcitele per abitare un nuovo mondo di cioccolato.

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